El Sistema

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pubblicato su "il Globulo" n. 161 di Giugno 2018

Si renderà necessario, probabilmente, lo scorrere di diverse generazioni perché ci si renda conto pienamente della portata epocale delle rivoluzione che l’uomo, il politico, il pedagogo, il musicista ha impresso al concetto di educazione. Nella sua disarmante semplicità l’idea di fondo de El Sistema, pensato ed ideato prima per i giovani e giovanissimi esclusi del Venezuela e quindi per quelli di tutto il mondo, esprime una forza che senza dubbio offrirà sempre più nitidamente risposte adeguate ai bisogni educativi crescenti delle nostre società. “L’orchestra è una società che pratica per definizione l’interdipendenza, l’orchestra è un’impresa collettiva in cui tutti sono d’accordo nella voglia di affrontare brani sempre più difficili, e questo forma la personalità di ogni ragazzo previene la droga, previene la violenza, ed è uno strumento insuperabile di sviluppo sociale. La musica opera questo miracol costruttivo, seduttivo, creatore, nel bambino e nell’adolescente”. Queste parole, meglio di ogni manifesto pedagogico, esprimono l’idea del collettivo che sottende al messaggio di Abreu: chi è escluso dalla società, chi assume comportamenti devianti, lo fa per ragioni che hanno un’interdipendenza stretta con il mondo circostante. “Conobbi El Sistema grazie a mia madre, che aveva assistito ad un concerto di un’orchestra formata da soli bambini, e rimase talmente meravigliata da insistere perché ci andassi anch’io. Mi iscrisse e per questo gliene sarò sempre grata, perché lì imparai a suonare il violino e ci rimasi per diversi anni, crescendo e migliorandomi. Il grande apporto de El Sistema è l’impronta che lascia nelle persone; oltre ad insegnare la musica in modo allegro e divertente crea una base solida che forgia il carattere, trasformandoci in persone migliori e migliori cittadini. E’ come se fosse un’onda che emana amore per l’umanità e l’arte, e questo non conosce barriere”. Questo racconta Ana Lucrecia Garcia, soprano venezuelano di fama internazionale dalla voce superba che prima di calcare i principali palcoscenici come protagonista delle opere più famose, è stata avviata alla musica proprio all’interno de El Sistema. I talenti figli di El Sistema non si contano più: basti ricordare i direttori d’orchestra Diego Matheuz, Chrstian Vasquèz, Rafael Pajare, Luis Alberto Castro, Joshua Dos Santos, e ovviamente Gustavo Dudamel, il più famoso allievo di Abreu e attualmente direttore della Los Angeles Philarmonic. Abreu, personaggio visionario, poliedrico, nel 1975 raccoglie un gruppo di bambini e ragazzi dalle strade dei quartieri più disagiati di Caracas e li avvia insieme allo studio della musica. Da quel momento inizia un’avventura che nessuno avrebbe potuto immaginare: oggi si contano 125 orchestre e cori giovanili, 30 orchestre sinfoniche, oltre 620.000 studenti, per la maggior parte provenienti da quegli stessi quartieri, che in circa 400 nuclei operativi sul territorio venezuelano possono studiare musica gratuitamente, perché il progetto fin dall’inizio, è stato finanziato completamente dallo Stato. Abreu “ha” un sogn trovare un’alternativa all’emarginazione delle classi più povere e disagiate, le cui nuove generazioni sono soggette ai più distruttivi mali sociali, come droga e criminalità. Altri cancri, forse ancora più subdoli e distruttivi, si annidano nella mente e nel cuore di questi giovani: il nichilismo, la rinuncia, la mancanza di speranze, la condizione odierna vissuta come realtà definitiva ed ineluttabile. L’alternativa da trovare non può essere soltanto occasione di assistenza e protezione ma luogo di formazione, in modo che i giovani non vengano solo educati a determinati valori fondamentali, come la pace, l’eguaglianza e il rispetto reciproco, ma possano sperimentarli insieme in maniera autentica ed incisiva. E ancora, deve essere luogo di promozione sociale e culturale ma non si tratta però di incentivare quell’atteggiamento del “self-made man”, che si sforza di salire ad uno ad uno, da solo, i gradini della scala sociale, per poter ambire ad una posizione migliore e dimenticare prima possibile le proprie origini. Abreu vuole che la promozione avvenga all’interno della società, che i giovani imparino a costruire insieme un nuovo modello di comunità, in cui la scoperta dei propri talenti e delle proprie potenzialità diventi occasione di crescita per tutti. La ricerca di questa alternativa, così utopistica nella sua tensione ideale e nei suoi risvolti pratici, trova una risposta convincente nella musica, soprattutto in quella praticata in grupp l’orchestra è l’esplicitazione ideale di questa idea di comunità in cui ognuno porta la sua ricchezza – morale e spirituale - ed il suo apporto indispensabile per la realizzazione di qualcosa di importante; essa diviene, al di là del discorso prettamente musicale, quel luogo di formazione ai valori irrinunciabili della società, anzi, si fa essa stessa micro-società ideale. E quindi quale pratica di studio musicale? In primo luogo quello motivazionale: a fronte di uno studio in solitario, a volte troppo faticoso e demotivante fino all’abbandono, vissuto in una relazione vis-à-vis con il maestro, mitizzato spesso nella sua “perfezione inarrivabile”, il gruppo rende tutto più vivo e vero, la fatica è condivisa ed alleggerita dall’entusiasmo della riuscita e da una buona dose di divertimento, l’armonia delle parti risulta gratificante per il cuore prima che per l’orecchio. Tutto ciò significa che tutto funziona per la complementarità dei ruoli e delle parti, che la difficoltà di uno non può essere motivo di derisione o di esclusione, ma diviene difficoltà di tutti che deve necessariamente trovare una soluzione al fine di realizzare l’accordo perfetto, l’intenzione, l’espressione, l’armonia. Sentendosi partecipe di una costruzione, il giovane musicista è responsabilizzato in prima persona, è attore integrante e indispensabile, vive il confronto con gli altri in maniera positiva, spinto a migliorare per il successo di una performance musicale corale.

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