Il Camino de Santiago

La conchigliaImmagine 1 di 1

Tutti dicono di volerlo fare. Poi ti perdi. E ci perdi. Tutti quelli che l’hanno fatto dicono che ti ha cambiato la vita: prima e dopo. Però non sanno spiegarlo. A me tocca. Ma non per dovere. Per la gioia di condividere. Non sono un purigrino, quella categoria speciale di pellegrino che non solo se l’è fatto tutto il Camino, da Saint Jean Pied de Port dove il sentiero ti spiega subito cosa significa arrampicandosi su per i Pirenei per consegnarti, già provato e compreso, a Roncisvalle, fino alla Cattedrale e poi magari a Finisterrae, sulla riva dell’oceano, ma anche in modalità sobria, dormendo negli ostelli, portandosi dietro uno zaino sotto i 10 chili. Però l’ho fatto: sette tappe prese a manciata verso la fine del percorso, assaggiando alcuni tratti famosi: la Croce di Ferro ai piedi della quale si depongono le proprie miserie sotto forma di un sasso portato da casa; O’Cebreiro la montagna che spezza il confine tra Galizia e Leon, la corsa finale verso Santiago. Le vicende complete, se qualcuno desidera conoscerle, insieme alle lezioni apprese, le trovate qui a questo link: dellegioieedellepene.blogspot.it/2014/05/le-tappe-del-cammino.html Ciò che vorrei fare è trasmettervi la voglia di mollare tutto e andarci su questa strada che la tradizione popolare racchiude in tre spezzoni spirituali prima ancora che di chilometri: il tratto iniziale, che da SJPDP (come lo chiamano gli amici) fino a Burgos lo definiscono el camino de purification, il pezzo che segue, le meravigliose e sfidanti mesetas, che da Burgos portano a Leon si chiama el camino de la muerte ed infine il tratto finale che unisce Leon alla meta è el camino de la vida. Perché alle fine questo è il Cammino: una styrada che ti squadra dentro, ti squaderna l’anima, te la porta alla luce come un archeologo, te la specchia addosso con quella violenza pulita e lieve che hanno i padri quando ti fanno crescere, ti insegnano ad andare in bici. E basta metterci piede sul Cammino, farci 100 metri, per accorgerti che sei altrove, che tutto sta cambiando. Certo che queste parole qui, disseccate sulla pagina virtuale, non rendono i colori umidi e profumati del percorso, non sanno cantare il fascino degli incontri, il silenzio dei passi, la carezza della pioggia. Possono solo suggerire con calore di staccare la spina, accettare la sfida, riporre da parte i programmi, fidarsi, come bambini che corrono incontro alle braccia materne nei primi passi. Fidarsi come alla prima donazione, quanto non capisci il perché, forse hai paura. Però lo fai, perché intuisci che dietro a quell’ago che un dono che ricevi invece che dare.

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