Il Resoconto del Cammino II

Episodio II

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La lezione che ti impartisce il Cammino la capisci meglio quando arrivi a Santiago. Perché da lì tutto comincia anche se sembra che tutto lì finisca. Intanto quando arrivi, chiunque tu sia, per qualunque cosa tu abbia camminato, anche solo per turismo, quando entri in città vai diretto alla Cattedrale. La strada finisce lì. Non al tuo hotel. Non al bar. Non ti fermi finche non sei lì in quella piazza e vedi le torri e ti scatti il selfie. Ti attira. Attirerò tutti a me. Il cuore resta inquieto finché non arriva lì. E tutti si commuovono. Sarà il mal di gambe, lo sforzo finito. Non so. Io vedo. Constato. Parla il cuore. Il centro è lì. Poi Santiago ti scuote, ti toglie di dosso il rischio dello straordinario che può aver vestito nella tappe precedenti, per certi versi chiuse su se stesse, in un mondo fatto di pellegrini (o turigrini, comunque di gente che viaggia, siano bicigrini, piedigrini o ippogrifi, siano purigrini che stanno negli ostelli o spussigrini che preferiscono stanze o alberghi) sei sempre sul cammino e un po’ protagonista, con tutti che ti guardano con affetto e fraternità. Così arrivi a Santiago, superando il ponte ed entrando nella periferia –che giusto a ricordarti che cosa sia il mondo ti saluta con Decathlon e altri capannoni simili- e non ti si fila nessuno. Anzi, cammini infangato, ingobbito dallo zaino, appeso alle racchette o bastone che sia, e intorno ti guardano con un po’ di fastidio: dopo mille anni ancora gente che cammina fin qui? Intorno gente in giacca e cravatta, tacco a spillo, tuta da lavoro. Negozi, bar, uffici. E tu risali e poi scendi e poi risali come un personaggio fuori luogo, isolato, una macchia ne quadro. Arrivi nella città vecchia e comincia a rivedere altri pellegrini, ritrovare la complicità di chi è arrivato ieri, ma nessuna banda, nessun comitato. Arrivi sulla piazza e non c’è un maxischermo che ti accolga rilanciando il tuo nome. Anzi quasi devi districarti per capire dove andare. Ti accolgono quelli che distribuiscono volantini di ostelli e ristoranti, che ti dicono di entrare dal lato perché il frontale è chiuso. E la zingara che chiede l’elemosina ti ammonisce anon entrare con lo zaino che non si può. Ed è vero, e mi sembra impossibile, che hai fatto tata strada e sei lei ma non puoi entrare in cattedrale con lo zaino. Ti mandano all’officina del pellegrino dove puoi deporre il carico e ritirare l’onore della Compostela, che attesta il pellegrinaggio. Poi sparisci. Sei un reduce. Uno già arrivato. Che grande lezione di umiltà! Che delicato insegnamento del tuo posto nella vita. Sei parte della storia sì ma, un sassolino, nel viale di ghiaia dell’eternità. Sparisci subito dal palcoscenico appena arrivato, per evitare di inorgoglirti, di sentirti il pigro che fece l’impresa. Quale impresa? Quante persone hanno visto arrivare lì quelle pietre? Quante storie, drammi, felicità, dolori,speranze? E quanti sono morti nel camminare? Hai pregato per loro mentre ricalcavi i loro passi? Ecco, questo scivolamento nella massa, mai però indistinta, direi popolo allora, dove ognuno ha un nome anche se il cognome è comune, questo capire che sei una parte e non l’unico, questo lasciare spazio, essere lì a battere la mani a chi arriva domani e posdomani, a non restare sul palco se non un battito di ciglia, è così aiuto per capire quanto bene ti vuole un Dio che ti ama come figlio unico sì, ma in mezzo a tantissimi fratelli. Ecco, questa lezione ti spiega tutto quello che hai vissuto, ogni singolo passo, perché gli dà quella profondità che l’andare rapido aveva confuso. Nota di servizio: sto raccogliendo gli appunti e penso di organizzarli intorno a questi temi - Le piccole lezioni del percorso - La lezione dei muscoli - Gli incontri sul sentiero e non - Il cammino e il matrimonio - La messa del pellegrino e il senso della fraternità - Riconoscersi e dirsi ciao - Senza patente - Lo zaino e le spalle - Arrivare, dormire e ripartire - Le tentazioni del cammino E molto di più.

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