Il Resoconto del Cammino III

Episodio III

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L’ho imparato fin dalla seconda tappa, quella che da Molinaseca ci ha portato a Villafranca del Bierzo, 32 chilometri in là: tra pellegrini ci si riconosce. Ci si saluta. Buen camino è la parola d’ordine. E non è una consuetudine sdrucita e insipida. È un augurio sincero. Che sta in mezzo alla strada e ti conduce. Poi ho pensato: ci si riconosce e ti si spalanca il sorriso, ti si ammusica il cuore, come se nella folla avessi visto un parente, un amico, un viso caro. E se fosse così sempre? Che al riconoscerli ti si squaderna la gioia, squarcia il grigio per far irrompere addosso la serenità, quella che dura? E riconosce chi? Chi sta camminando? Ma tutti siamo sul sentiero! È che qualcuno non lo sa, non si vede lo zaino, non si sente mentre cammina, convinto com’è di starsene comodo –oppure l’opposto: disincantato, deluso, depresso- a bordo strada. Tutti camminiamo, alcuni forse con maggiore consapevolezza: e questi io li riconosco? Li sostengo? Li incoraggio? Sono per loro l’augurio di un buen camino? O sono intralcio? E anche quando sei alla fine, il giorno dopo, in abiti “borghesi”, e li incontri questi pellegrini che stanno quasi completando il loro Camino –il viaggio no, non si finisce mai- ecco li saluti, li vorresti abbracciare, perché lì, davvero lì, riconosci quel tratto comune che segna la fraternità. Ma poi la gioia si smarmella, si spatascia, si slarga e strabocca che ti vien voglia di sorridere e salutare tutti quelli che incontri e finché sei sui sentieri segnati solo dalle frecce gialle è un conto, ma quando attraversi borghi o città –Ponferrada ad esempio nella seconda tappa- a volte è imbarazzante. Mettiti dall’altra parte, sei lì serrato nel tuo pensiero, la riunione, la scuola, le bollette, e viene in contro questo tipo ricoperto di cerata con un enorme zaino sulel spalle racchiuso in un telo giallo e ti sorride e ti saluta. Ma che cosa vuole? Forse soltanto che questa giornata sia buona anche per te. È così difficile? Perché quando sei all’altro estremo del saluto, oh come ti si allieta l’animo! Tra i momenti più esaltanti del nostro andare, sempre in questa seconda tappa, faticosissima, ricordo il passaggio in un quartiere residenziale all’estremità ovest di Ponferrada, che non sembrava finire mai: eravamo intorno al dodicesimo chilometro e sapevamo che ne restavano altri venti circa. Era appena apparso il sole. E anche una prima crisi –le crisi vanno a strappi, come le rampe di una scala: come se all’improvviso alla fine del corridoio ti trovi davanti una nuova scalinata da risalire e soffri poi quando sei in cima hai un altro corridoio piano e riprendi fiato- e scorrevamo lenti tra le villette. Tra bambini su pattini e altre ruote ci vengono incontro, ci affiancano, ci sorridono: buen camino urlano,. Ecco, sanno già distinguere la strada, con quella purezza tipica dei piccoli. E allora tutto riprende senso, cammini anche per loro, per dare a loro una speranza, per confermare il significato della vita. Perché finche c’è gente che cammina, c’è la carezza di Dio per l’uomo.

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