Il Resoconto del Cammino IV

Episodio IV

mamma e papàImmagine 1 di 1

Dovrebbe essere incluso nel corso per fidanzati. Un pezzo di cammino. Almeno una settimana. Perché qui c’è tutto della vita matrimoniale. E capisci subito che cosa sia e come funzioni. Dicono che il cammino va fatto da soli. Aperti agli altri ma concentrati a riscoprire se stessi. Ho dei dubbi, poi capisco perché Franca ed io il cammino l’abbiamo fatto in effetti da soli. Infatti “non sono più due ma una carne sola” e quindi noi eravamo una persona sola, insieme, sul cammino. Ti spiega cosa sia la vita insieme il cammino: perché devi tenere lo stesso passo, ma ogni tanto lo perdi e chi scivola più avanti deve sapersi fermare e prima ancora accorgersi di essere più avanti, perché se sei concentrato sul tuo passo, sui tuoi pensieri, e l’altro non ti chiama, rischi di cadere troppo avanti e non ritrovarti più. E se sei dietro devi avere il coraggio è l’umiltà di farsi sentire se l’altro davanti non s’accorge. Che poi è difficile inseguire e se il peso è troppo ti viene lo sconforto e lasci lì, lasci andre, ti fermi, fai una strada diversa. Bisogna sapersi aspettare e calmare: sei lì che ha voglia di fare il chilometro lanciato, il tempo migliore, il record perché sei competitivo, perché voi sfidarti e devi fermarti per la pausa pipiì. Ma come? Ancora? Ma quanti metri fai con una pipì? Però ti fermi, perché si va avanti in due, insieme. E il passo, non è quello che va tenuto. Difficilissimo camminare affiancati allo stesso passo. Ma alla stessa velocità sì, con ritmi diversi. Perché ognuno ha il suo è va rispettato, magari rallenti un poco, magari acceleri un tantino, ma mantieni la tua individualità nel camminare assieme. E ci si aiuta insieme, perché la crisi viene sempre, e mai nel medesimo momento. E magari viene quanto tu sei tonico, passo morbido, slanciato, che ti viene da guardarti in giro, ammirare il panorama. E all’altro invece viene da vomitare dalla rabbia, dalla fatica, dall’orizzonte chiuso che quanto accidenti manca all’arrivo e ti vien male da dirgli che sei appena dopo la metà. Tutto pesa, tutto rallenta. I campi dorati? Urlando sudore e caldo! La strada che si stende verso il basso? Infiamma le cosce e spezza le ginocchia! È lì che scopri la pazienza, il sorriso, il lasciar correre, lo spegnere tutto quello che hai voglia di fare perché al lei/lui tutto dà fastidio, tutto innervosisce. Devi solo tacere e aspettare. E agire. Prendere il suo zaino. Portartelo in braccio come una bambino, con le braccia che si spezzano e le mani tagliate dalle corde, e sorridere e cantare e accarezzare con la voce, finché la crisi passa. Che poi viene a te, stai sicuro, mica che la scampi la crisi. Viene a te. Anzi t’è già venuta quando hai dato in escandescenze per i guanti dimenticati 30 metri indietro nel rifugio perché lei non se ne era accorta. Come se toccasse a lei farti da baby sitter. E tutto si spezza con una risata. Ecco bisogna saper ridere e di sé, delle situazioni, delle difficoltà. Non puoi fare quello che vuoi sul Cammino, se sei in due, e talvolta neanche quello che si vuole tutti e due: devi lasciarti fare dal cammino. Vuoi fermarti? C’è la bufera e c’è il vento, c’è la pioggia e fa freddo: ma per fermarti devi andare al prossimo rifugio. E se è brutto e a lei non piace? Andiamo avanti. Capisci che qui si mette tutto alla prova? E dopo nulla è uguale: o s’è sfilacciato o s’è saldato ancora di più. Come barre d’acciaio. Come pietre che insieme fanno le torri della Cattedrale. Insieme, perché non sono più due, ma una cosa sola. Più bella.

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