Il Resoconto del Cammino XI

Episodio XI

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E vabbé lo confesso, un po’ ci son rimasto male. Prendi l’auto, guida mia moglie –vi spiegherò poi perché- e in un’ora e mezza arrivi a Finisterrae, sotto la pioggia ovviamente. La fine del mondo. Dove i Romani, dice la guida, quelli antichi per precisare, guadavano stupiti il sole affogare nell’immensità dell’Oceano. Ti aspetti una roba che ti mozza il fiato. Un posto che non dimentichi più. Usque ad ultimum terrae! E invece ti trovi un muro di nebbia che a momenti ti nasconde l’acqua che sbatte sugli scogli. Ma come? Tutto qui? Una roccia che s’arrampica su dal mare correndoti incontro, un faro che non sembra neanche quello dei racconti con Fosco Giachetti e Maurizio Chevalier, una bottega di souvenir che fa anche panini. Perplesso. Deluso. Poi vai al paese. E ti sembra uno scherzo. Paese? Una manciata di case buttate sulla costa come formine da un bambino capriccioso. Odori. Sporco. Colori sfatti, come per una malattia. Una spiaggia lontana. Ci vai. In macchina si intende. E già questo la dice lunga. Fino a ieri ti facevi 30 chilometri al giorno, oggi per fare 500 metri prendi il mezzo. La poesia è finita? La ritrovi lì, su quell’arenile dove tutti –insieme a noi c’è un pullman di inglesi- sono a caccia di conchiglie. Della concha anzi. LA conchiglia. Quella di saint Jacques, di Sant’Iago (scriviamolo così). Il certificato. Stessa delusione che avevi provato sul Monte Gozo. Che non si vede nulla. Almeno non te lo spiegano così bene. Noi, visto niente. Solo una periferia uguale a tante altre. Poi ti fermi. Guardi la concha. Il mare. La sabbia. Il cielo. Ecco. Tutto si chiarisce. Ma che cosa stavi cercando? Quello che vuoi tu? Che ti aspetti? O quello che il Cammino ha in serbo per te? Sei tu al centro o Lui? Sarà mica che le tue delusioni dipendono dall’incapacità di abbandonarti? Fidarti? Lasciarti andare? Basta scendere dal Cammino per un giorno e già ti sei perso tutto? Hai ripreso addosso la corazza del tuo ego? In così poco tempo? Tiri su, non il naso, l’anima, la respiri dentro il rumore delle onde, dentro i colori delle conchiglie, dentro i disegni della spiaggia. Riparti. Destinazione Muxia. Ma stavolta sai cosa aspettarti. E quella chiesa protesa verso l’infinito, bruciata da poco ma senza perdere il suo pudore, senza confondere i suoi pensieri, sta. Sta. E basta. Sta. Ferma. Coraggiosa. Non sfida l’oceano, lo culla, lo calma, gli racconta storie, quelle dei pellegrini che sono passati di lì e che ancora verranno. Perché questa è la vera fine del Cammino, la casa di Dio.

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