Il Resoconto del Cammino XIII

Episodio XIII

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Il cammino è intessuto di croci. Forse però è il contrario: è la croce che è avvolta nel cammino. Gli sta dentro. Non ne puoi fare a meno. Il Cammino è nato per quello. Per capire il significato della Croce. A Santiago dentro un ristorante girava il video del percorso. Spezzato in tre - da Saint Jean Pied de Port a Burgos: el camino de la purificasion - da Burgos a Leon: el camino de la muerte - da Leon a Santiago: el camino de la vida La croce la trovi ovunque, non solo quella de Hierro, famosa, dopo Rabanal, dove lasci il tuo sasso portato da casa, e che ormai si è impregnato della tua fatica, ti ha aspirato il male, rimesso in sesto la coscienza, lui che ha congiurato con il cammino, e adesso pesa più del tesssssoro di Gollum. No. Ce ne sono ovunque. Scavate dal vento, arrotondate dal tempo. Ma quelle che ti impressionano di più le trovi all’aeroporto. Ultima tappa. Un terzo del percorso. Giri intorno alla pista. E all’improvviso sono lì, incise nel reticolato, di legno, incastrate, infinite. Abbiamo messo anche noi la nostra. Come un gesto di riparazione, di ringraziamento. Prima di arrivare ti ricordi perché sei partito. E chiedi, continui a chiedere, che se anche hai già ottenuto non smetterai mai di chiedere. Per te e per gli altri. Che già questo è un miracolo del cammino: appena sanno che ci devi andare o che ci sei stato. Ti chiedono di pregare per loro, per la famiglia, per il lavoro. Per le sofferenze. Tutti. Anche chi non t’aspetti. E cammini per loro perché ogni passo fatto così vale l’infinito. Per questo cammini e preghi, insieme o da solo. Tre rosari al giorno dicevamo: sentivamo la carezza di Maria, quando facevi fatica e quando eri allegro. E lì, lì quasi alla fine, lì a un passo dalla méta, metti la tua croce. Così chi viene dopo può pregare per te. E non è poco.

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