Il Resoconto del Cammino XV

Episodio XV

Capisci che lì è casa. Che stai bene. Che è un anticipo di quello che sarà. Capisci che lì è il vero fine. Non la fine. Anche. Ma il fine. Ci arrivi per tempo. Il giorno dopo. Che per esserci lo stesso giorno o hai trottato tanto quello prima o sei partito all’alba. Non noi. Ci arrivi un’ora prima, come quando vai a vedere il derby. Una volta. Mica adesso che è tutto già assegnato. Quando da ragazzino andavi anche due, tre ore prima, a cercare un po’ di spazio ai popolari (quelli che i bagarini vendevano a 3.000 risparmiate la fila. Lire, mica euro). Ci arrivi prima, ma non t’annoi. Che lì a casa si prega, si sta in compagnia. Magari prima di sederti sei passato da santo di casa a lasciargli sulle spalle, quando lo abbracci là sopra l’altare, le preghiere che t’hanno affidate, ormai mescolate così in profondità alle tue dal frullare dei passi, dal macinare del vento e della pioggia, che non puoi fare a meno di continuare a elevarle. Gliele lasci lì, sulle spalle, e poi vai a sederti. Ti guardi in giro. E ci trovi la casa. Che riconosci i visi della strada, quelli che hai incontrato. Tutti lì. Come la fine ideale di un film, come Casomai, li rivedi tutti e ognuno porta un ricordo. E ti alzi, e li abbracci, e li stringi. Ti scambi odori e pacche sulle spalle, e strette di mano. Perché ormai fanno parte del tuo ricordo, intessuti alla polvere e al fango. Anche li hai solo sfiorati, se li hai solo incrociati, augurato Buen Camino mentre uscivi da un bar, mentre arrivavi e loro partivano. Perché sono fratelli. Fratelli di strada. Sì, ti senti a casa. E vorresti che non finisse mai quella Messa che è promesse e anticipo, che è musica e prelibatezze. Capisci che lì allora tutto finisce perché tutto cominci. Che questo è solo uno squarcio di cielo, che devi riportare a casa per trovare la forza quando il cielo sembrerà troppo lontano per essere vero.

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