Robert Schumann

Nella buona e nella cattiva sorte

Robert e ClaraImmagine 1 di 1

Siamo nel mese di settembre 1840, Clara Wieck e Robert Schumann si sposano, nonostante il padre di lei non fosse favorevole, viste le scarse possibilità economiche di lui e la differenza di età tra i due.

Ma l’amore vince.

Si erano conosciuti dai tempi della scuola e, accomunati dalla reciproca passione musicale, da quel momento non si sarebbero più separati: lei diventò una celebre pianista, lui un grande compositore.

Un esempio significativo del loro rapporto fu la decisione di scrivere un diario, che potremmo  definire “di coppia”, ovvero a turno ognuno scriveva circa tutto ciò che riguardava la loro vita in comune e leggeva ciò che l’altra/o aveva scritto. “Non desidero altro che un pianoforte e te accanto” scriveva Robert.

Clara era la Musa ispiratrice delle sue maggiori composizioni. Siamo in pieno periodo del Romanticismo tedesco e Schumann era, senza ombra di dubbio, il massimo rappresentante di

questa corrente artistica musicale.

Le quattro Sinfonie, il Concerto per pianoforte e orchestra e altre composizioni cameristiche gli diedero la fama più che meritata, tra i musicisti dell’800.

Anche la loro vita pubblica fu molto intensa, soprattutto nell’organizzare concerti e ospitare allievi, amici e compositori, tra cui il grande Mendelssohn.

Detto ciò, è doveroso considerare l’altra faccia della medaglia, e cioè che a un certo punto Robert cominciò ad alternare momenti di benessere ed euforia ad episodi di amnesie e persistenti disturbi psichici. Fu allora che il giovane Johannes Brahms, suo grande ammiratore, accorse in aiuto.

Nel momento più buio della malattia, Schumann tentò il suicidio gettandosi nel Reno. Fu salvato per miracolo. Significativo proprio il fatto che il Reno, fonte prolifica di composizioni letterarie, gli abbia ispirato la sinfonia n°3 detta “Renana”, un omaggio al fiume simbolo della Germania. Fu, in seguito, ricoverato in manicomio dove ricevette visite negli ultimi due anni della sua vita solo dall’amico Brahms.

Fu da quel momento che Clara aumentò la propria attività concertistica in giro per l’Europa, nonostante fosse sopraffatta dalla disperazione per il marito. Ma non andò a trovarlo, tranne gli ultimi momenti e lasciò a Brahms l’incombenza di fargli visita e renderle conto della situazione.

Robert morì il 29 luglio 1856, Clara visse altri 40 anni. Dimenticavo...ebbero otto figli.

Un amore in cui la musica fece da colonna sonora sia nei momenti felici che in quelli dolorosi: “...finchè morte non ci separi...

 

Pubblicato su "il Globulo" n.4/2019

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