Associazione Donatori di Sangue Istituto Nazionale Tumori

Dona DonNa

Chi dice donna dice Dono

25/03/2025    Ore 18.30

In occasione del mese dedicato alle donne ADSINT presenta  la donazione di sangue con particolare attenzione al percorso al femminile.

Presso Sala Consiliare Municipio 3 Via Sansovino 9 il 25 Marzo 25 – Ore 18:30

La donazione di sangue al femminile raccontata attraverso l’esperienza delle nostre donatrici.

Con l’intervento della Dott.ssa Birolini del Centro trasfusionale dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano su  prevenzione e corretta alimentazione.

Le donne pur avendo limitazioni a tutela dello stato di salute , da sempre, hanno un maggiore slancio nell’intraprendere un percorso di donazione e una costanza nell’approccio.

Lo Stato tutela e impone un limite massimo di due donazioni annue di sangue intero per le donne, a differenza degli uomini che ne hanno a disposizione quattro nell’arco di un anno a causa della differenza di livelli di emoglobina e ferro, più bassi per la donna.

Il monitoraggio costante e puntuale dei valori di emoglobina e ferro, in ogni caso, tutela ancor più la salute delle donatrici, esponendole al minor numero di rischi.

Secondo molti esperti, la donazione ideale per la donna in età fertile è la plasmaferesi, dal momento che quest’ultima non intacca in alcun modo i valori di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, né tanto meno incide con i livelli di ferritina: ogni donna può donare al pari di un uomo il plasma. In menopausa invece, la frequenza tra le donazioni è uguale tra uomo e donna.

Ecco alcune testimonianze delle nostre donatrici

Ho iniziato a donare a 18 anni, quando mia mamma si è ammalata per la prima volta di un tumore all’utero (in cura all’Istituto). Ammetto che, nella consapevolezza di aiutare una persona che non conoscevo, pensavo costantemente a lei.

Credo sia un gesto che non costa niente, in senso stretto, ma che significa tutto: amore incondizionato per il prossimo, solidarietà, fiducia in un futuro che deve essere migliore di questo.

Oggi, mia mamma è ancora ammalata: sta combattendo con il quarto tumore, questa volta ai polmoni; tuttavia, voglio continuare a credere in un futuro che deve essere migliore di questo.

Grazie per quello che fate, tutti i giorni. 

Giorgia M.

Ho iniziato a donare a 19 anni; la mia mamma è stata curata di tumore al seno ed è morta a 40 anni; in Istituto, devo a lei la forza di entrare come donatrice di portare un segno tangibile di qualcosa che mi è stato tolto per aiutare a vivere. E’ bello entrare e sentirsi importanti perché è così quando doni porti la tua anima che scorre in una goccia di sangue nel cuore di un altra persona che soffre di cosi diventa persone più forti. Il beneficio è nell’anima sapere che forse un altra mamma come la mia sta combattendo contro il male. Ho perso cugine amiche e altre mamme per questo continuerò a donare 50 Donazioni sono un traguardo ma non un arrivo.

Finirò di donare solo quando mi diranno STOP!

Dona donNa diventa anche tu portatrice di una vita che non è solo dal grembo ma anche dal cuore ♥️ 

Nicoletta M.

Quando ero una bambina ogni tanto vedevo in giro dei cartelli che invitavano alla donazione di sangue e pensavo che mi sarebbe piaciuto partecipare. Ovviamente allora non potevo. Quando ne ho avuto l’età, invece, non ci pensavo. Verso i quarant’anni, una sera ho invitato a cena due amici e, durante la serata, mi hanno raccontato di essersi incontrati casualmente una mattina nella sala d’attesa di Adsint, entrambi in attesa della donazione. Allora ho pensato di farlo anch’io e da allora sono una donatrice regolare. All’inizio si perdeva molto tempo, ma ora, con l’obbligo di prendere appuntamento, e forse anche con la diminuzione del numero di donatori, non è più così. Due volte all’anno, durante le vacanze di Natale e in agosto, vado a scambiare una sacca di sangue con un panino al burro e marmellata nell’area ristoro di Adsint, diventata negli anni sempre più confortevole.

Francesca F.

Dono rimanda all’antico sanscrito secondo cui il dono è “un’azione generosa svincolata dall’aspettativa di un vantaggio”.

Falso! L’aspettativa non c’è ma il vantaggio sì.. parola terribile se associata ad un gesto di altruismo ma c’è. Donare il sangue più che un dono che si fa è un regalo che si riceve. Si sta meglio quando si fa del bene agli altri. Questo non svilisce il gesto. Basta che ricevere gratificazione non sia il motivo per cui si dona ma solo un risultato, magnifico.

Sono donatrice da diversi anni e purtroppo essendo donna posso donare solo due volte all’anno: è un momento speciale, si entra in uno strano limbo di emozioni, persone accoglienti e disponibili (dottoresse e infermiere, personale all’accettazione e volontari.) e persone che come me hanno deciso di dedicare del tempo (non molto) a perfetti sconosciuti. Vieni trattato come un piccolo santo, tutto super gentili per quello che stai facendo e mi fa piacere (essere coccolati è sempre bello, soprattutto da adulti) ma anche sorridere perché alla fine non si sta facendo molto ma viene percepito come una cosa così bella.. la verità è che questo mondo va dalla parte opposta e un piccolo gesto di gentilezza sembra l’anticamera della santità, ma non è così. O non dovrebbe esserlo.

Ci sarà qualcuno che lo fa per avere permesso da lavoro e stare a casa? Pace, intanto dà una mano..

Io ho avuto la fortuna anche di avere un booster incredibile qualche anno fa.. sono stata donatrice di midollo e questa cosa è stata percepita come ancora più altruista e potente.. sì, forse perché iter più complesso, con qualche rischio ma in fondo a parte un po’ di fatica in più, il concetto è proprio lo stesso. Donare tempo e una piccola parte di sé per dare, probabilmente vita e speranza ad altre persone. Che nemmeno conosci!

                              Paola Umberta A.

Ecco il mio semplice contributo

io ho iniziato a donare quando avevo circa 20 anni e da allora l’ho sempre fatto con regolarità perché mi è sempre parso un piccolo gesto per aiutare. Quando nel 2022 a mia figlia è stato diagnosticato un tumore ed è stata curata in Istituto e ha fatto decine di trasfusioni, la mia consapevolezza è decuplicata. Ho anche deciso di spostarmi in Istituto per le mie donazioni, dove ho trovato un ambiente accogliente  e con una grandissima attenzione alla mia persona. Ogni volta che vado a donare esco più contenta di quando sono entrata! Grazie

Cristina

Perché ho iniziato a donare?


Non e stata una decisione che è dipesa da “influenze esterne” perché in tanti ti dicono che è giusto è che va fatto; la mia è stata una decisione assolutamente personale frutto di un percorso ed in un certo senso egoistica. L’ho fatto per me stessa. Nel 2019 ho deciso di leggere un libro: l’ultima ragazza di Nadia Murad, premio Nobel per la pace. Storia di una ventunenne Yazida prigioniera dell’Isis che ha trovato la forza di combattere e dare voce a tutte le persone rimaste vittime di questo assurdo genocidio. La sua forza nell’affrontare avversità che schiaccerebbero chiunque, così  come quella dei nostri malati  (lavoro in istituto da tanto tempo) mi hanno contemporaneamente fatto sentire piccola e dato la spinta per superare quella che è sempre stata una fobia per me: il prelievo. A dirlo adesso mi sembra anche sciocco ma ai tempi era davvero una difficoltà, ma mi sono detta che se tanta gente affronta paure ben più grandi e soprattutto da cui non può scappare perché mai io sarei dovuta ancora scappare di fronte alla mia. Ed ecco che è iniziata la mia storia di donatrice. È stata una delle decisioni che più mi ha fatto sentire fiera nella vita e di cui vado orgogliosa… e sapere che questo aiuta tante persone è impagabile. 

                                                                                                                                              Alessia M

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